Ipercolesterolemia e rischio cardiovascolare

Luglio 15, 2010 Generali by Andrea Belli Edit
Articolo tratto dalla bibliografia Aboca

Il ruolo del colesterolo come fattore di rischio della malattia aterosclerotica in generale e della “Coronary Heart Disease” (CHD) in particolare è uno degli argomenti più studiati, sia a livello di studi clinici che di ricerca di base, degli ultimi due decenni.
Per quanto riguarda la ricerca clinica, i recenti grandi studi, effettuati su migliaia di pazienti e con follow up di diversi anni, hanno permesso di mettere una parola definitiva su diversi aspetti dell’argomento. Questi studi hanno dimostrato che la riduzione dei livelli di colesterolo comporta una riduzione degli eventi coronarici e della mortalità totale.
Lo studio WOSCOPS in particolare ha evidenziato che la riduzione del rischio è legata all’abbassamento dei livelli di LDL, ma che questo fatto da solo non sembra rendere conto di tutti i benefici derivanti da un trattamento ipocolesterolemizzante. Lo studio “Helsinki Health Study” ha infine evidenziato che l’aumento dei livelli di colesterolo HDL accompagnato alla riduzione di quello LDL, di quello totale e dei trigliceridi è in grado di ridurre significativamente l’incidenza di CHD. L’elevato livello di colesterolo LDL sembra quindi essere solo una delle diverse alterazioni metaboliche che aumentano il rischio di CHD e la ricerca di base ha evidenziato come alla base dell’ipercolesterolemia vi siano, oltre ad un aumentato apporto dietetico di colesterolo, una serie di fattori, anche di tipo genetico, che coinvolgono le apolipoproteine nel loro ruolo di ligandi di recettori cellulari.
A livello delle LDL, ad esempio, la presenza del cosiddetto “atherogenic lipoprotein phenotype” è associata con un aumentato rischio (fino a tre volte) di infarto del miocardio. Questo tipo di LDL (definite “small, dense LDL”) si legano in misura ridotta agli specifici recettori epatici e muscolari e rimangono nel plasma per periodi prolungati, probabilmente a causa di una alterazione di Apo B-100. Esse possono essere riconosciute da recettori aspecifici presenti nei macrofagi e venire facilmente internalizzate in queste cellule formando le cosiddette “foam cells” (cellule schiumose). Questo processo è facilitato da alterazioni ossidative delle LDL stesse che, essendo meno resistenti allo stress ossidativo, sono più sensibili all’azione dei radicali liberi dell’ossigeno. La presenza delle “foam cells” rappresenta la lesione caratteristica della porzione lipidica della placca aterosclerotica; queste cellule secernono a loro volta fattori proinfiammatori e protrombotici che promuovo la crescita e la calcificazione della placca.
Un ruolo protettivo importante nei confronti dello sviluppo della CHD è svolto dalla lipoproteine HDL. Questo ruolo è legato alla loro funzione fisiologica di “ripulitrici” del colesterolo non esterificato e di “donatrici” di particolari apolipoproteine ed è dimostrato da diversi importanti studi clinici. I risultati dello studio Framingham, del PROCAM e del MRFIT hanno evidenziano che si verifica una diminuzione del 10% di CHD per ogni aumento di 4 mg/dL di colesterolo-HDL e che persone con livelli di colesterolo-HDL inferiori a 35 mg/dL hanno un rischio maggiore di CHD anche in presenza di livelli considerati normali di colesterolo totale (<200 mg/dL) e di colesterolo LDL (<130 mg/dl).

LE SOSTANZE NATURALI UTILI PER IL CONTROLLO DEI FISIOLOGICI LIVELLI DI COLESTEROLO
Tra le sostanze naturali utili per il controllo dei lipidi ematici rivestono senz’altro un ruolo di primo piano i policosanoli (estratti dal riso) e gli acidi grassi poliinsaturi della serie omega-3 (contenuti nell’olio di pesce). A questi si aggiungono il gamma orizanolo e diverse piante medicinali come l’Aglio, l’oleoresina di Guggul (efficaci nel ridurre il colesterolo totale), il Carciofo, la Curcuma, il Tarassaco e il Crisantello americano che hanno la caratteristica di migliorare la funzionalità del fegato e favorire di conseguenza i processi di eliminazione di colesterolo e trigliceridi.
Policosanoli: il termine policosanoli descrive la miscela di alcoli alifatici primari a lunga catena purificati dalla cera della crusca di riso La struttura chimica dei policosanoli è la seguente: CH3-(CH2)n-CH2OH. I principali policosanoli sono rappresentati da 1-octacosanolo (28-C; circa il 66%), triacontanolo (30-C; 12%), exacosanolo (26-C; 7%) e altri alcoli (15%) quali tetracosanolo (24-C), eptacosanolo (27-C), nonacosanolo (29-C), dotriacontanolo (32-C) e tetratriacontanolo1-octacosanolo 28-C,triacontanolo 30-C
In base ai dati di letteratura, sia i policosanoli che gli acidi grassi omega-3 risultano molto efficaci nel trattamento di moderate alterazioni dei livelli fisiologici di colesterolo. È importante sottolineare tuttavia che, essendo diverso il meccanismo d’azione con cui queste due sostanze agiscono sul metabolismo del colesterolo, possono presentarsi casi in cui risulta più indicata l’assunzione di policosanoli e casi in cui è preferibile l’integrazione con acidi grassi omega-3.
In particolare, poiché i policosanoli possiedono un meccanismo specifico e selettivo nei confronti degli enzimi coinvolti nella biosintesi endogena del colesterolo, risultano senz’altro i più indicati per il trattamento dell’ipercolesterolemia. Infatti, dopo appena 6-8 settimane di utilizzo (alla dose di 10mg al giorno) i policosanoli riducono mediamente del 18% il colesterolo totale, del 25% il colesterolo LDL ed aumentano del 20% il colesterolo HDL. Questo dato evidenzia l’azione elettiva di queste sostanze sul metabolismo del colesterolo, mostrando che oltre a ridurre il colesterolo totale esse sono in grado di agire selettivamente sui livelli di colesterolo LDL e HDL.
D’altra parte gli omega-3, grazie alla loro azione a 360° su tutti i principali fattori di rischio cardiovascolare (colesterolo, trigliceridi, ipertensione, aterosclerosi) risultano indicati, oltre che nei casi di ipercolesterolemia, anche nei casi di ipertrigliceridemia e come trattamento preventivo specialmente utile nei soggetti che presentano storie di familiarità per la malattia cardiovascolare. Questa globale azione protettiva degli omega-3 nei confronti dell’apparato circolatorio è stata recentemente confermata da una sperimentazione clinica su vasta scala condotta dall’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” e pubblicata sulla prestigiosa rivista Lancet (GISSI, 1999). Lo studio, condotto su oltre 11.000 pazienti seguiti per un periodo di due anni ha inequivocabilmente dimostrato che un supplemento dietetico di Omega-3 (alla dose di un grammo al giorno) riduce in maniera significativa il rischio di malattia cardiovascolare nei soggetti trattati.
Riguardo alla modalità e alla durata del trattamento, dai dati della letteratura scientifica emerge che sia gli omega-3 (alla dose di 1g/die) che i policosanoli alla dose (10mg/die) richiedono un periodo minimo d’impiego compreso tra le 6 e le 8 settimane per manifestare i loro benefici effetti.
Inoltre, poiché agiscono con meccanismi diversi e complementari policosanoli ed omega-3 possono essere vantaggiosamente associati per ottenere una un’azione sinergica sul colesterolo ed esercitare contemporaneamente una generale protezione nei confronti dell’aterosclerosi e della malattia cardiovascolare. Infine, entrambe queste sostanze naturali possono su consiglio del medico essere integrate ad eventuali trattamenti farmacologici.