Articolo tratto dalla Bibliografia Aboca
Le emorroidi rappresentano un disturbo molto frequente e diffuso, che secondo i dati statistici, colpisce il 40-60% dei soggetti di età superiore ai quarant’anni. Generalmente si presentano nell’intervallo tra i trenta e i sessant’anni, ma possono comparire in qualsiasi periodo della vita. I pazienti spesso sottovalutano la patologia e non la affrontano in modo adeguato per un ingiustificato senso di vergogna ed imbarazzo, nonché per la scarsa conoscenza delle possibilità terapeutiche risolutive. In questo modo tale doloroso e fastidioso disturbo non viene adeguatamente trattato, rischiando di peggiorare.
Le emorroidi sono menzionate già negli scritti di medicina di numerose culture antiche, comprese quelle dei popoli Babilonesi, Greci, Egiziani, Ebrei. Il termine emorroidi deriva dal greco “haema” cioè sangue e “rhoos” cioè scorrere e venne originariamente adottato da Ippocrate esclusivamente per descrivere il versamento di sangue dalle vene del retto. Successivamente il vocabolo è stato utilizzato per indicare anche tutta una serie di affezioni molestanti le estremità dell’intestino, accompagnate spesso, ma non sempre, da versamento di sangue. Oggi, per emorroidi si intende un processo di dilatazione patologica del plesso venoso ano-rettale, provocato dall’aumento della pressione idrostatica a livello del plesso. Si presentano come tumefazioni a forma di ampolla o di fuso, con un volume variabile, e spesso complicate da infezione, trombosi e sanguinamento. Le emorroidi possono essere asintomatiche o dare solo lievi fastidi, anche per lunghi periodi, se non intervengono complicanze di tipo infiammatorio o trombotico, che provocano ad una serie di segni e sintomi localizzati: senso di pesantezza e congestione, prurito, dolore prolasso della mucosa, proctide catarrale, ragadi.
L’evoluzione della patologia è variabile e dipende dalle condizioni che ne hanno provocato la comparsa. Escludendo i casi in cui il disturbo è dovuto a stati transitori come la gravidanza, periodi di stitichezza o diarrea prolungati, generalmente le emorroidi che si presentano senza alcuna ragione apparente tendono ad evolversi progressivamente in modo cronico e quindi le manifestazioni si fanno progressivamente più pronunciate. In questo senso vengono classificate per la gravità del quadro clinico in quattro livelli di evoluzione. Nelle emorroidi di primo grado non ci sono anormalità esterne, i noduli sono molto piccoli e persino inavvertiti e le emorragie sono rare e lievi. In quelle di secondo grado si osserva il prolasso emorroidario, in cui durante la defecazione i noduli sporgono all’esterno per poi rientrare spontaneamente nel canale anale. In questi casi le emorragie si verificano con una certa frequenza. Nelle emorroidi di terzo grado il prolasso emorroidario persiste dopo la defecazione, sebbene con una manovra manuale possano essere riportate all’interno. Infine nelle emorroidi di quarto grado, descritte generalmente come esterne, il prolasso emorroidario è persistente e sono molto frequenti le emorragie.
La scelta terapeutica dipende dall’intensità delle manifestazioni patologiche e dal livello di gravità delle emorroidi, oltre che dall’insuccesso terapeutico di precedenti terapie. Il trattamento di casi lievi e moderati, una volta esclusa la presenza di patologie concomitanti (le emorroidi possono essere anche secondarie ad altre malattie come cirrosi epatica, tumori al colon, al retto) è mirato ad attenuare le cause e a ridurre la sintomatologia.
Nelle situazioni meno gravi e quando è possibile evitare l’intervento chirurgico, il ricorso alle piante medicinali può risultare un efficace rimedio nel controllare la patologia. Tutti i fastidiosi disturbi di tipo irritativo-congestivo che portano a prurito, dolore, bruciore possono essere controllati ricorrendo a preparazioni topiche a base di fitocomplessi ad azione lubrificante emolliente, lenitiva e riparatrice nonché piante ad attività benefica sulla funzionalità del microcircolo in grado di ottimizzare il trofismo locale e la vascolarizzazione anale.
Il Rusco radice (Ruscus aculeatus) è una delle piante maggiormente efficaci nel proteggere i vasi venosi, grazie alle proprietà astringenti e antiinfiammatorie, dovute alle ruscogenine. Gli usi storici in svariate culture per il trattamento delle vene varicose e delle emorroidi, sono stati recentemente supportati da una consistente letteratura scientifica. I probabili meccanismi d’azione del rusco comprendono la capacità dell’estratto di ridurre la permeabilità vascolare delle macromolecole provocata da mediatori dell’infiammazione come bradichinina, leucotriene B4 e istamina e la capacità di inibire l’elastasi, un enzima coinvolto nella degradazione dei componenti strutturali vascolari. Numerosi studi clinici hanno provato l’efficacia del rusco somministrato per via orale nell’insufficienza venosa cronica, in termini di sintomi e parametri clinici. Un importante studio osservazionale su più di 1800 pazienti affetti da emorroidi e disturbi anorettali ha dimostrato che l’applicazione topica di ruscogenine (sotto forma di supposte e/o crema) ha provocato un netto miglioramento della sintomatologia soggettiva e oggettiva nel 90% dei casi.
L’Amamelide foglie (Hamamelis virginiana), ricca in tannini, ha una lunga tradizione terapeutica, principalmente per gli effetti astringenti, antiinfiammatori ed emostatici locali. Nella medicina tradizionale sono numerose le applicazioni topiche: emorroidi, vene varicose, ferite cutanee, infiammazioni locali di pelle e di mucose. Molte sono state confermate da studi clinici: l’uso topico di un estratto idroglicolico di foglie di Amamelide ha ridotto la temperatura cutanea (effetto vasocostrittore) e l’uso di una crema a base della stessa pianta ha migliorato la barriera cutanea, limitando prurito e desquamazione. Il meccanismo responsabile degli effetti astringenti e antiflogistici sembra essere principalmente l’inibizione degli enzimi che contribuiscono al degrado del tessuto connettivo.
La potente attività lenitiva e cicatrizzante dell’aloe gel (Aloe vera) è tramandata da millenni. Recentemente l’attività del gel è stata molto esaminata in vitro, in modelli animali e nell’uomo: si è visto che è in grado di inibire l’infiammazione acuta, di accelerare la cicatrizzazione di ferite e bruciature, di aumentare la resistenza alle ferite, di avere un effetto antiprurito. I meccanismi coinvolti possono essere diversi: un aumento della proliferazione dei fibroblasti e del collagene, una stimolazione di nuovi capillari e una ridotta produzione di tromboxano, ma anche una lieve attività antifungina e antibatterica.
Sempre dalla tradizione millenaria derivano le conoscenze sulle proprietà decongestionanti e cicatrizzanti dell’Iperico sommità (Hypericum perforatum) sotto forma di estratto oleoso o di unguento, per il quale nel 1600 numerosi curatori inglesi riportavano che era “uno dei rimedi più preziosi per le ferite profonde” e che “non c’è balsamo naturale migliore.. per curare qualsiasi ferita”. Parte della sua attività cicatrizzante sembra dovuta all’attività antimicrobica, attribuita all’olio essenziale, ai floroglucinoli e ai flavonoidi. Complementare all’azione delle piante vasoattive, lenitive, astringenti, cicatrizzanti risulta l’azione prettamente antiinfiammatoria di piante ricche di flavonoidi, come l’Elicriso (Helichrysum italicum), i cui utilizzi topici per alleviare infiammazioni e prurito associati a stati di irritazioni cutanee (eczemi, dermatiti, psoriasi, bruciature, ecc.) sono noti da secoli.
Studi recenti, su specifici estratti di Elicriso, stanno evidenziando anche la loro spiccata azione di riduzione del dolore, problema spesso correlato ai processi infiammatori dei tessuti venosi. Un ulteriore aiuto da preparazioni topiche può essere fornito dagli oli essenziali, tra cui quello di cipresso, che vanta un uso tradizionale per flebiti, varici ed emorroidi, dovuti agli effetti di vasocostrizione nelle affezioni del sistema venoso e cicatrizzanti in caso di ulcere. Un altro olio essenziale efficace per risolvere i sintomi delle emorroidi è l’olio di menta che un’azione analgesica, controirritante, anestetica e antipruriginosa, oltre che antisettica locale.
Occorre comunque ricordare che per migliorare gli utili effetti delle piante medicinali nel prevenire eventuali ricadute è importante adottare giuste norme dietetico-comportamentali. Uno stile di vita inadeguato infatti incide negativamente a livello della struttura del plesso venoso emorroidario, che essendo sprovvisto di valvole risulta particolarmente soggetto ad alterazioni funzionali. Fattori che aumentano la pressione intraddominale, come lo sforzo cronico nella defecazione (ma anche gravidanza, parto, tosse, ecc.), eccessi alimentari come abuso di caffè, di alcool, cibi piccanti, la vita sedentaria possono favorire l’insorgenza della patologia. Come già noto, le piante possono dare un ulteriore importante contributo nel caso di stipsi cronica in quanto le sostanze che ammorbidiscono le feci o che ne aumentano la massa, come per esempio lo psillio, possono correggere la costipazione ed eliminare lo sforzo necessario per la defecazione, permettendo la risoluzione delle emorroidi.
Aboca Divisione Ricerca e Sviluppo