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Articolo tratto dalla bibliografia Aboca
Il ruolo del colesterolo come fattore di rischio della malattia aterosclerotica in generale e della “Coronary Heart Disease” (CHD) in particolare è uno degli argomenti più studiati, sia a livello di studi clinici che di ricerca di base, degli ultimi due decenni. Per quanto riguarda la ricerca clinica, i recenti grandi studi, effettuati su migliaia di pazienti e con follow up di diversi anni, hanno permesso di mettere una parola definitiva su diversi aspetti dell’argomento. Questi studi hanno dimostrato che la riduzione dei livelli di colesterolo comporta una riduzione degli eventi coronarici e della mortalità totale. Lo studio WOSCOPS in particolare ha evidenziato che la riduzione del rischio è legata all’abbassamento dei livelli di LDL, ma che questo fatto da solo non sembra rendere conto di tutti i benefici derivanti da un trattamento ipocolesterolemizzante. Lo studio “Helsinki Health Study” ha infine evidenziato che l’aumento dei livelli di colesterolo HDL accompagnato alla riduzione di quello LDL, di quello totale e dei trigliceridi è in grado di ridurre significativamente l’incidenza di CHD. L’elevato livello di colesterolo LDL sembra quindi essere solo una delle diverse alterazioni metaboliche che aumentano il rischio di CHD e la ricerca di base ha evidenziato come alla base dell’ipercolesterolemia vi siano, oltre ad un aumentato apporto dietetico di colesterolo, una serie di fattori, anche di tipo genetico, che coinvolgono le apolipoproteine nel loro ruolo di ligandi di recettori cellulari. A livello delle LDL, ad esempio, la presenza del cosiddetto “atherogenic lipoprotein phenotype” è associata con un aumentato rischio (fino a tre volte) di infarto del miocardio. Questo tipo di LDL (definite “small, dense LDL”) si legano in misura ridotta agli specifici recettori epatici e muscolari e rimangono nel plasma per periodi prolungati, probabilmente a causa di una alterazione di Apo B-100. Esse possono essere riconosciute da recettori aspecifici presenti nei macrofagi e venire facilmente internalizzate in queste cellule formando le cosiddette “foam cells” (cellule schiumose). Questo processo è facilitato da alterazioni ossidative delle LDL stesse che, essendo meno resistenti allo stress ossidativo, sono più sensibili all’azione dei radicali liberi dell’ossigeno. La presenza delle “foam cells” rappresenta la lesione caratteristica della porzione lipidica della placca aterosclerotica; queste cellule secernono a loro volta fattori proinfiammatori e protrombotici che promuovo la crescita e la calcificazione della placca. Un ruolo protettivo importante nei confronti dello sviluppo della CHD è svolto dalla lipoproteine HDL. Questo ruolo è legato alla loro funzione fisiologica di “ripulitrici” del colesterolo non esterificato e di “donatrici” di particolari apolipoproteine ed è dimostrato da diversi importanti studi clinici. I risultati dello studio Framingham, del PROCAM e del MRFIT hanno evidenziano che si verifica una diminuzione del 10% di CHD per ogni aumento di 4 mg/dL di colesterolo-HDL e che persone con livelli di colesterolo-HDL inferiori a 35 mg/dL hanno un rischio maggiore di CHD anche in presenza di livelli considerati normali di colesterolo totale (<200 mg/dL) e di colesterolo LDL (<130 mg/dl).
LE SOSTANZE NATURALI UTILI PER IL CONTROLLO DEI FISIOLOGICI LIVELLI DI COLESTEROLO Tra le sostanze naturali utili per il controllo dei lipidi ematici rivestono senz’altro un ruolo di primo piano i policosanoli (estratti dal riso) e gli acidi grassi poliinsaturi della serie omega-3 (contenuti nell’olio di pesce). A questi si aggiungono il gamma orizanolo e diverse piante medicinali come l’Aglio, l’oleoresina di Guggul (efficaci nel ridurre il colesterolo totale), il Carciofo, la Curcuma, il Tarassaco e il Crisantello americano che hanno la caratteristica di migliorare la funzionalità del fegato e favorire di conseguenza i processi di eliminazione di colesterolo e trigliceridi. Policosanoli: il termine policosanoli descrive la miscela di alcoli alifatici primari a lunga catena purificati dalla cera della crusca di riso La struttura chimica dei policosanoli è la seguente: CH3-(CH2)n-CH2OH. I principali policosanoli sono rappresentati da 1-octacosanolo (28-C; circa il 66%), triacontanolo (30-C; 12%), exacosanolo (26-C; 7%) e altri alcoli (15%) quali tetracosanolo (24-C), eptacosanolo (27-C), nonacosanolo (29-C), dotriacontanolo (32-C) e tetratriacontanolo1-octacosanolo 28-C,triacontanolo 30-C In base ai dati di letteratura, sia i policosanoli che gli acidi grassi omega-3 risultano molto efficaci nel trattamento di moderate alterazioni dei livelli fisiologici di colesterolo. È importante sottolineare tuttavia che, essendo diverso il meccanismo d’azione con cui queste due sostanze agiscono sul metabolismo del colesterolo, possono presentarsi casi in cui risulta più indicata l’assunzione di policosanoli e casi in cui è preferibile l’integrazione con acidi grassi omega-3. In particolare, poiché i policosanoli possiedono un meccanismo specifico e selettivo nei confronti degli enzimi coinvolti nella biosintesi endogena del colesterolo, risultano senz’altro i più indicati per il trattamento dell’ipercolesterolemia. Infatti, dopo appena 6-8 settimane di utilizzo (alla dose di 10mg al giorno) i policosanoli riducono mediamente del 18% il colesterolo totale, del 25% il colesterolo LDL ed aumentano del 20% il colesterolo HDL. Questo dato evidenzia l’azione elettiva di queste sostanze sul metabolismo del colesterolo, mostrando che oltre a ridurre il colesterolo totale esse sono in grado di agire selettivamente sui livelli di colesterolo LDL e HDL. D’altra parte gli omega-3, grazie alla loro azione a 360° su tutti i principali fattori di rischio cardiovascolare (colesterolo, trigliceridi, ipertensione, aterosclerosi) risultano indicati, oltre che nei casi di ipercolesterolemia, anche nei casi di ipertrigliceridemia e come trattamento preventivo specialmente utile nei soggetti che presentano storie di familiarità per la malattia cardiovascolare. Questa globale azione protettiva degli omega-3 nei confronti dell’apparato circolatorio è stata recentemente confermata da una sperimentazione clinica su vasta scala condotta dall’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” e pubblicata sulla prestigiosa rivista Lancet (GISSI, 1999). Lo studio, condotto su oltre 11.000 pazienti seguiti per un periodo di due anni ha inequivocabilmente dimostrato che un supplemento dietetico di Omega-3 (alla dose di un grammo al giorno) riduce in maniera significativa il rischio di malattia cardiovascolare nei soggetti trattati. Riguardo alla modalità e alla durata del trattamento, dai dati della letteratura scientifica emerge che sia gli omega-3 (alla dose di 1g/die) che i policosanoli alla dose (10mg/die) richiedono un periodo minimo d’impiego compreso tra le 6 e le 8 settimane per manifestare i loro benefici effetti. Inoltre, poiché agiscono con meccanismi diversi e complementari policosanoli ed omega-3 possono essere vantaggiosamente associati per ottenere una un’azione sinergica sul colesterolo ed esercitare contemporaneamente una generale protezione nei confronti dell’aterosclerosi e della malattia cardiovascolare. Infine, entrambe queste sostanze naturali possono su consiglio del medico essere integrate ad eventuali trattamenti farmacologici.
Tags: problemi cardiovascolari, colesterolo
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Articolo tratto dalla bibliografia Aboca
La sensazione di facile stancabilità delle gambe che si presenta tutte le volte che si devono compiere sforzi particolari, come ad esempio camminare troppo velocemente, salire molte scale o praticare sport non dipende certo, come credono tutti, solamente dallo scarso allenamento. Le gambe diventano stanche perché la loro muscolatura non riceve la quantità di sangue adeguata e quindi l'ossigeno necessario per poter svolgere il lavoro richiesto. Un organo o un tessuto infatti, per mantenersi sano, integro e poter svolgere appieno le sue funzioni, deve ricevere un nutrimento adeguato ed essere in grado di smaltire le scorie che derivano dal suo lavoro energetico. Nel caso delle gambe la situazione è molto più complicata. La stazione eretta ha creato condizioni idrodinamiche molto diverse da quelle dei quadrupedi, in cui tutto il peso del corpo è uniformemente distribuito su quattro zampe. Nessun animale soffre infatti di varici o gambe gonfie; questa è una prerogativa del genere umano e in particolare del sesso femminile. Il sangue tende, per forza di gravità, a scendere verso il basso. E' solo il tono delle vene e la spinta che proviene dalla muscolatura del polpaccio e dalla pianta del piede, aiutata dalle inspirazioni toraciche, a fare in modo che il sangue ritorni verso il cuore. Le valvole semilunari presenti all’interno delle vene servono proprio per aiutare il ritorno del sangue venoso. Quando però il sangue non riesce a risalire e si accumula all’interno del vaso venoso, la parete venosa, sottoposta a tensione eccessiva, diventa sempre meno resistente e tende a dilatarsi, perdendo la propria normale capacità di contenimento nei confronti del sangue: si verifica cioè la progressiva perdita del "tono venoso", che è alla base dei disturbi alla fisiologica funzionalità del microcircolo. Quali sono i segnali che indicano un disturbo della fisiologica funzionalità del microcircolo? - Gambe pesanti e indolenzite, specialmente alla sera e dopo una lunga perma¬nenza in piedi. - Vene che “affiorano” formando rilievi visibili sulla gamba. - Gonfiore localizzato sotto le caviglie. Le gambe sono più tese e rigide del solito. - Formicolii, prurito e crampi muscolari al polpaccio, con improvvise sensazioni di calore. I disturbi della fisiologica funzionalità del microcircolo sono più intensi al termine di una giornata nella quale si è rimasti a lungo in piedi o in vicinanza del ciclo mestruale. Nella stagione estiva i disturbi della circolazione diventano più fastidiosi perché il caldo tende a provocare la dilatazione delle vene, rendendo più difficoltosa la risalita del sangue; si fa quindi più difficile il lavoro delle valvole che impediscono il reflusso del sangue verso il basso. Chi ha problemi di circolazione deve evitare perciò non solo di esporsi al sole nelle ore più calde, ma anche la depilazione con cera a caldo, le saune e i bagni con acqua molto calda.
Le piante medicinali utili per il benessere del microcircolo. Le piante medicinali utili per il benessere delle gambe, hanno come azione comune il ripristino delle normali caratteristiche del microcircolo, in particolare della permeabilità fisiologica e del tono dei capillari venosi. Adatti all’uso prolungato e caratterizzati da elevata tollerabilità, nessuno dei fitocomplessi successivamente descritti presenta particolari controindicazioni o effetti collaterali di rilievo. In caso di gravidanza e per le madri che allattano si consiglia comunque, come precauzione generale, di chiedere sempre consiglio al proprio medico.
Rusco. Ruscus aculeatus. Noto con il nome di “Pungitopo” il Rusco agisce in maniera efficace e con diverse attività sui vari stadi che caratteriz¬zano il progredire della patologia venosa. Il suo effetto principale è quello di vasocostrizione a livello delle vene, molto efficace nel contrastare l’indebolimento della parete dei capillari che si verifica in seguito alla stasi venosa. È altresì ben dimostrata la buona attività antinfiammatoria delle ruscogenine e la loro efficacia nel ridurre l’eccessiva permeabilità endoteliale, in altre parole la fuoriuscita di liquidi all’esterno del vaso. Le proprietà vasocostrittrici, antinfiammatorie e inibitrici della permeabilità capillare dell’estratto di Rusco e delle ruscogenine (le principali sostanze funzionali del fitocomplesso) conferiscono a questa pianta un ruolo di primissimo piano per ripristinare le funzioni del microcircolo venoso e per aumentare il tono vasale delle vene ancora integre. Ciò consente di conseguire quel miglioramento funzionale che è il fine ultimo della terapia dell’insufficienza venosa. L’attività si ottiene a concentrazioni raggiungibili anche con l’applicazione topica dell’estratto incorporato in pomate o creme. La qualità è espressa dal Titolo in ruscogenine localizzate nelle radici della pianta.
Centella. Centella asiatica. Forse una delle più note tra le piante medicinali impiegate per i disturbi venosi, il suo uso è molto diffuso anche nel trattamento della cellulite e in genere per ripristinare il tono e l’elasticità della pelle. Attiva nello stimolare la rigenerazione dei tessuti, la Centella esercita un effetto regolatore sul metabolismo dell’endotelio dei vasi sanguigni e dei tessuti cutanei e sottocutanei. Il risultato è un miglioramento della resistenza e dell’elasticità della parete venosa e una significativa accelerazione dei processi di riparazione di ferite e lesioni, da cui l’impiego nel trattamento delle varici e nella prevenzione delle complicanze (ulcere varicose, ferite, etc.). L’effetto della Centella è legato ad una stimolazione della produzione di collagene una delle sostanze indispensabili per il normale processo di riparazione dei tessuti che determina una migliore elasticità sia della parete venosa che della pelle. L’attività si ottiene a concentrazioni raggiungibili anche con l’applicazione topica dell’estratto incorporato in pomate o creme. La qualità è espressa dal Titolo in derivati triterpenici totali, tra i quali il più noto è l’asiaticoside.
Amamelide. Hamamelis virginiana. Nota per le sue proprietà lenitive e disarrossanti della pelle, l’Hamamelis possiede una buona attività regolatrice della circolazione, specialmente venosa. Attiva nel proteggere le pareti dei vasi sanguigni, è particolarmente indicata in caso di fragilità capillare. I tannini solubili delle foglie di Amamelide virginiana, tra cui il principale è l’acido gallico, possiedono infatti un tropismo evidente nei confronti delle tonache vascolari. Il fitocomplesso mostra una decisa attività antinfiammatoria efficace contro i radicali liberi, aiutando a restituire ai tessuti vascolari e perivascolari quella funzionalità fisiologica compromessa dai fenomeni infiammatori conseguenti all’insufficienza venosa. Molto diffuso inoltre l’impiego della pianta per uso esterno, sia sotto forma di estratto che di acqua distillata di Hamamelis, per le pelli irritate e facili all’arrossamento. La qualità è espressa dal Titolo in sostanze fenoliche espresse come acido gallico, abbondanti nelle foglie della pianta.
Vite rossa. Vitis vinifera. La Vite rossa è ricca di antocianosidi, una particolare classe di bioflavonoidi dalle proprietà fortemente antiossidanti, efficaci nel contrastare l’iperproduzione di radicali liberi che si verifica nel corso dei processi infiammatori. Attiva soprattutto come capillaro-protettore, la pianta contribuisce ad accrescere la resistenza della parete venosa riducendo la permeabilità e la fragilità dei capillari. È infatti ben nota l’azione protettiva degli antocianosidi sulla tonaca vasale di arterie e vene. Interessanti anche le proprietà anti-infiammatorie e antiedematose, soprattutto a livello della microcircolazione. La qualità è espressa dal Titolo in antocianosidi espresso come 3-glucoside cianidolo, presenti nelle foglie.
Tags: circolazione, gambe pesanti
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Le emorroidi rappresentano un disturbo molto frequente e diffuso, che secondo i dati statistici, colpisce il 40-60% dei soggetti di età superiore ai quarant’anni. Generalmente si presentano nell’intervallo tra i trenta e i sessant’anni, ma possono comparire in qualsiasi periodo della vita. I pazienti spesso sottovalutano la patologia e non la affrontano in modo adeguato per un ingiustificato senso di vergogna ed imbarazzo, nonché per la scarsa conoscenza delle possibilità terapeutiche risolutive. In questo modo tale doloroso e fastidioso disturbo non viene adeguatamente trattato, rischiando di peggiorare. Le emorroidi sono menzionate già negli scritti di medicina di numerose culture antiche, comprese quelle dei popoli Babilonesi, Greci, Egiziani, Ebrei. Il termine emorroidi deriva dal greco “haema” cioè sangue e “rhoos” cioè scorrere e venne originariamente adottato da Ippocrate esclusivamente per descrivere il versamento di sangue dalle vene del retto. Successivamente il vocabolo è stato utilizzato per indicare anche tutta una serie di affezioni molestanti le estremità dell’intestino, accompagnate spesso, ma non sempre, da versamento di sangue. Oggi, per emorroidi si intende un processo di dilatazione patologica del plesso venoso ano-rettale, provocato dall’aumento della pressione idrostatica a livello del plesso. Si presentano come tumefazioni a forma di ampolla o di fuso, con un volume variabile, e spesso complicate da infezione, trombosi e sanguinamento. Le emorroidi possono essere asintomatiche o dare solo lievi fastidi, anche per lunghi periodi, se non intervengono complicanze di tipo infiammatorio o trombotico, che provocano ad una serie di segni e sintomi localizzati: senso di pesantezza e congestione, prurito, dolore prolasso della mucosa, proctide catarrale, ragadi. L’evoluzione della patologia è variabile e dipende dalle condizioni che ne hanno provocato la comparsa. Escludendo i casi in cui il disturbo è dovuto a stati transitori come la gravidanza, periodi di stitichezza o diarrea prolungati, generalmente le emorroidi che si presentano senza alcuna ragione apparente tendono ad evolversi progressivamente in modo cronico e quindi le manifestazioni si fanno progressivamente più pronunciate. In questo senso vengono classificate per la gravità del quadro clinico in quattro livelli di evoluzione. Nelle emorroidi di primo grado non ci sono anormalità esterne, i noduli sono molto piccoli e persino inavvertiti e le emorragie sono rare e lievi. In quelle di secondo grado si osserva il prolasso emorroidario, in cui durante la defecazione i noduli sporgono all’esterno per poi rientrare spontaneamente nel canale anale. In questi casi le emorragie si verificano con una certa frequenza. Nelle emorroidi di terzo grado il prolasso emorroidario persiste dopo la defecazione, sebbene con una manovra manuale possano essere riportate all’interno. Infine nelle emorroidi di quarto grado, descritte generalmente come esterne, il prolasso emorroidario è persistente e sono molto frequenti le emorragie. La scelta terapeutica dipende dall’intensità delle manifestazioni patologiche e dal livello di gravità delle emorroidi, oltre che dall’insuccesso terapeutico di precedenti terapie. Il trattamento di casi lievi e moderati, una volta esclusa la presenza di patologie concomitanti (le emorroidi possono essere anche secondarie ad altre malattie come cirrosi epatica, tumori al colon, al retto) è mirato ad attenuare le cause e a ridurre la sintomatologia. Nelle situazioni meno gravi e quando è possibile evitare l’intervento chirurgico, il ricorso alle piante medicinali può risultare un efficace rimedio nel controllare la patologia. Tutti i fastidiosi disturbi di tipo irritativo-congestivo che portano a prurito, dolore, bruciore possono essere controllati ricorrendo a preparazioni topiche a base di fitocomplessi ad azione lubrificante emolliente, lenitiva e riparatrice nonché piante ad attività benefica sulla funzionalità del microcircolo in grado di ottimizzare il trofismo locale e la vascolarizzazione anale. Il Rusco radice (Ruscus aculeatus) è una delle piante maggiormente efficaci nel proteggere i vasi venosi, grazie alle proprietà astringenti e antiinfiammatorie, dovute alle ruscogenine. Gli usi storici in svariate culture per il trattamento delle vene varicose e delle emorroidi, sono stati recentemente supportati da una consistente letteratura scientifica. I probabili meccanismi d’azione del rusco comprendono la capacità dell’estratto di ridurre la permeabilità vascolare delle macromolecole provocata da mediatori dell’infiammazione come bradichinina, leucotriene B4 e istamina e la capacità di inibire l’elastasi, un enzima coinvolto nella degradazione dei componenti strutturali vascolari. Numerosi studi clinici hanno provato l’efficacia del rusco somministrato per via orale nell’insufficienza venosa cronica, in termini di sintomi e parametri clinici. Un importante studio osservazionale su più di 1800 pazienti affetti da emorroidi e disturbi anorettali ha dimostrato che l’applicazione topica di ruscogenine (sotto forma di supposte e/o crema) ha provocato un netto miglioramento della sintomatologia soggettiva e oggettiva nel 90% dei casi. L’Amamelide foglie (Hamamelis virginiana), ricca in tannini, ha una lunga tradizione terapeutica, principalmente per gli effetti astringenti, antiinfiammatori ed emostatici locali. Nella medicina tradizionale sono numerose le applicazioni topiche: emorroidi, vene varicose, ferite cutanee, infiammazioni locali di pelle e di mucose. Molte sono state confermate da studi clinici: l’uso topico di un estratto idroglicolico di foglie di Amamelide ha ridotto la temperatura cutanea (effetto vasocostrittore) e l’uso di una crema a base della stessa pianta ha migliorato la barriera cutanea, limitando prurito e desquamazione. Il meccanismo responsabile degli effetti astringenti e antiflogistici sembra essere principalmente l’inibizione degli enzimi che contribuiscono al degrado del tessuto connettivo. La potente attività lenitiva e cicatrizzante dell’aloe gel (Aloe vera) è tramandata da millenni. Recentemente l’attività del gel è stata molto esaminata in vitro, in modelli animali e nell’uomo: si è visto che è in grado di inibire l’infiammazione acuta, di accelerare la cicatrizzazione di ferite e bruciature, di aumentare la resistenza alle ferite, di avere un effetto antiprurito. I meccanismi coinvolti possono essere diversi: un aumento della proliferazione dei fibroblasti e del collagene, una stimolazione di nuovi capillari e una ridotta produzione di tromboxano, ma anche una lieve attività antifungina e antibatterica. Sempre dalla tradizione millenaria derivano le conoscenze sulle proprietà decongestionanti e cicatrizzanti dell’Iperico sommità (Hypericum perforatum) sotto forma di estratto oleoso o di unguento, per il quale nel 1600 numerosi curatori inglesi riportavano che era “uno dei rimedi più preziosi per le ferite profonde” e che “non c’è balsamo naturale migliore.. per curare qualsiasi ferita”. Parte della sua attività cicatrizzante sembra dovuta all’attività antimicrobica, attribuita all’olio essenziale, ai floroglucinoli e ai flavonoidi. Complementare all’azione delle piante vasoattive, lenitive, astringenti, cicatrizzanti risulta l’azione prettamente antiinfiammatoria di piante ricche di flavonoidi, come l’Elicriso (Helichrysum italicum), i cui utilizzi topici per alleviare infiammazioni e prurito associati a stati di irritazioni cutanee (eczemi, dermatiti, psoriasi, bruciature, ecc.) sono noti da secoli. Studi recenti, su specifici estratti di Elicriso, stanno evidenziando anche la loro spiccata azione di riduzione del dolore, problema spesso correlato ai processi infiammatori dei tessuti venosi. Un ulteriore aiuto da preparazioni topiche può essere fornito dagli oli essenziali, tra cui quello di cipresso, che vanta un uso tradizionale per flebiti, varici ed emorroidi, dovuti agli effetti di vasocostrizione nelle affezioni del sistema venoso e cicatrizzanti in caso di ulcere. Un altro olio essenziale efficace per risolvere i sintomi delle emorroidi è l’olio di menta che un’azione analgesica, controirritante, anestetica e antipruriginosa, oltre che antisettica locale. Occorre comunque ricordare che per migliorare gli utili effetti delle piante medicinali nel prevenire eventuali ricadute è importante adottare giuste norme dietetico-comportamentali. Uno stile di vita inadeguato infatti incide negativamente a livello della struttura del plesso venoso emorroidario, che essendo sprovvisto di valvole risulta particolarmente soggetto ad alterazioni funzionali. Fattori che aumentano la pressione intraddominale, come lo sforzo cronico nella defecazione (ma anche gravidanza, parto, tosse, ecc.), eccessi alimentari come abuso di caffè, di alcool, cibi piccanti, la vita sedentaria possono favorire l’insorgenza della patologia. Come già noto, le piante possono dare un ulteriore importante contributo nel caso di stipsi cronica in quanto le sostanze che ammorbidiscono le feci o che ne aumentano la massa, come per esempio lo psillio, possono correggere la costipazione ed eliminare lo sforzo necessario per la defecazione, permettendo la risoluzione delle emorroidi.
Aboca Divisione Ricerca e Sviluppo
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Prima di scrivere questo articolo sono andato su google ed ho digitato la voce cellulite sono usciti ben 6.410.000 articoli, ho girato fra i tanti forum dedicati al mondo femminile ed ho visto centinaia di pagine parlare di questo problema; questo per dire quanto sia sentito e sia sempre più importante per le donne capire che la cellulite è una patologia, non un semplice inestetismo, e quanto la cura sia importante e debba essere slegata dalla prova bikini.
La pannicolopatia edemato fibro-sclerotica comunemente chiamata cellulite è una manifestazione che va dalla semplice ritenzione idrica (edema) a situazioni più gravi come la fibrosi o la sclerosi del tessuto. Inoltre la multifattorialità che sta alla base di questo problema fa capire come sia difficile identificare un trattamento “singolo” e come sia necessaria la sinergia dei diversi rimedi. Non da ultimo sono le statistiche che ci rilevano che ben cinque donne su dieci soffrono di questa patologia. E' molto facile che i pazienti confondano la cellulite con accumuli di adipe presenti nei soggetti in sovrappeso , la cellulite è riconoscibile dalla così detta “buccia d'arancia” , inestetismo che se non viene curato tenderà a peggiorare e dunque non bisogna attendere la prova costume per combattere questo fenomeno.
Tipi di Cellulite:
Cellulite compatta: localizzate a livello delle natiche e cosce le conformazioni sono dure e la pelle è in trazione , può essere considerata nella fase iniziale , facilmente curabile
Cellulite molle: interessa cosce , gambe e braccia ha una consistenza spongiforme , può essere accompagnata da smagliature, può essere considerata un'evoluzione della cellulite compatta
Cellulite edematosa: consistenza pastosa, è particolarmente dolorosa ed è accompagnata dalle problematiche venosa/linfatica, edema, fragilità capillare, varici.....può essere considerata la fase terminale della cellulite
Cause principali:
Le cause che scatenano la cellulite sono complesse e varie, sicuramente la principale è la componente ormonale degli steroidi ovarici seguono poi fattori genetico-costituzionali e razziali che influiscono sulla ritenzione idrica e fattori ormonali dell'asse ipofisario (iper-estrogismo, iper-cortisolismo, ipo-tiroidismo, iper-insulinemia, iper-lattinemia). Altri fattori che incidono sono cause circolatorie e metaboliche, quali insufficienza venosa o un eccessivo apporto di lipidi/glicidi, stipsi e sedentarietà completano il quadro.
Trattamenti:
Dal punto di vista farmacologico andremo ad agire sull'accumulo del tessuto adiposo localizzato, ritenzione idrica, compromissione microvascolare, evoluzione patologica e microvascolare, patologia fibrosclerotica.

L'attività fisica è di grande importanza e dovremmo sviluppare i muscoli ove più si concentra la cellulite, gli sport più indicati sono il nuoto e la corsa. L'alimentazione, ove ci sia un soggetto in sovrappeso andrà ridotto l'apporto calorico, in ogni caso è fondamentale una riduzione dei carboidrati a veloce assimilazione favorendo l'assunzione di carboidrati a lento rilascio e fibre. E' sempre importante scegliere con cura la qualità del cibo. Molto utili le piante epato-digestive, Carciofo, Bardana, Curcuma, Taraxaco, Pilosella, Fumaria, Zenzero, Cardo Mariano assunte come tisane o tinture madri. Un intervento molto significativo si farà agendo sul sistema circolatorio centrale e periferico usando piante come: Ippocastano, Centella Asiatica, Cipresso, Amamelide e Betulla . Nei soggetti in sovrappeso non possiamo trascurare il Fucus (se non ci sono problematiche legate alla tiroide)
Cosmesi anticellulite:
I trattamenti anticellulite sono numerosissimi, noi andremo ad analizzare le piante che più trovano impiego nel trattamento della pannicolopatia.
Centella Asiatica: Gli estratti di questa pianta hanno proprietà eutrofiche a livello del tessuto capillare e delle vene, favorisce la produzione di collagene favorendo la permeabilità e l'elasticità del sistema ematico. Utile nelle fasi iniziali
Rusco: Utile nella stabilizzazione della permeabilità capillare
Ippocastano: Ricco di Escina un antinfiammatorio , riduce la permeabilità capillare, migliora il drenaggio linfatico e aumenta la pressione arteriosa. Non agisce a livello venoso così da favorire la fuoriuscita del sistema linfatico, migliora il quadro clinico della cellulite e riduce il dolore infiammatorio.
Ginko Biloba: Regola la permeabilità vascolare, è un vasoprotettore e migliora le condizioni generali del microcircolo. Favorisce la vascolarizzazione delle cellule adipose, previene la perossidazione lipidica.
Edera: Ha soprattutto azione antinfiammatoria ed analgesica data dalla ederagenina, nella cellulite si usa sopratutto per lenire il dolore.
Echinacea: l'acido caffeico ha un'azione riparatrice , si usa per il tono della pelle e per l'azione sulle smagliature
Caffè : ricco di caffeina , stimola il sistema cardio-vascolare e il metabolismo generale favorendo la lipolisi che verrà secreta dal sistema linfatico.
Betulla: ha un'azione antiedematosa
Incenso: ha un'azione antinfiammatoria
Ananas: ha un'azione antinfiammatoria ed antiedematoso
Mirtillo: l'azione del mirtillo è localizzato nei vasi sanguigni , aumenta la resistenza dei capillari e ne riduce la permeabilità
Vite: Il resveratrolo contenuto nella vite stimola la produzione di collagene e migliora la velocità di scorrimento del sangue inoltre ha un'importante azione antiradicalica che previene i fenomeni aterosclerotici.
Meliloto: ricco di cumarine favorisce il drenaggio linfatico e venoso inoltre richiama liquidi dagli edemi, a livello delle tonache venose ne favorisce la contrattilità
Come ben avete compreso la cellulite essendo una patologia multifattoriale ha bisogno di un intervento complesso e sinergico fra le terapie (alimentazione, sport, integrazione) e fra i diversi rimedi.
Alcuni Rimedi consigliati da Erboristeria In Sole:
Linea Cell-Plus della Bios Line
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Tags: antiossidanti, Naturale, Generale, Dieta
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Il DMAE (dimetilaminoetanolo) è una sostanza anti-invecchiamento presentata durante il 60° Congresso Americano di Dermatologia nell’ Aprile 2002.
Lo studio presentato , ha evidenziato l’efficacia e la sicurezza della sostanza per uso cosmetico topico. Lo studio ha esaminato 50 volontari con età compresa tra i 35 e i 55 anni trattati con prodotti anti invecchiamento a base di DMAE per un mese. Si è osservato che il prodotto è stato ben tollerato senza casi di irritazione cutanea , non sono stati riportati effetti avversi e sono stati rilevati notevoli miglioramenti del tono della cute e del viso, diminuzione delle macchie del viso, riduzione delle rughe dl contorno delle labbra e degli occhi.
COME FUNZIONA IL DMAE
Azione antiossidante Può permeare le membrane delle cellule stabilizzandole Combatte i radicali liberi : depura dai radicali idrossidi Inibise e ripara le connessioni proteiche (disfunzioni dell’invecchiemento)
A Livello epidermico Migliora la coesione dei cheratinociti ( stabilizzatore della pelle ) Migliora l’idratazione epidermica, stimolando leggermente le ghiandole sudoripare. Migliora l’apporto nutritivo e le difese epidermiche ( vasodilatazione e stimolazione immunitaria ) Permette i movimenti dei cheratinociti quando necessario ( Ricambio della pelle )
A livello dermico Ricambio dei collegamenti di collagene ed elastina Stimolazione della contabilità dei fibriblasti Stimola la contrazione dei miofibroblasti dei filamenti dei muscoli lisci Migliore idratazione dermica e quindi migliore tensione del derma e dell’epidermide Vasodilatazione: migliore nutrizione e difesa del derma
Messaggero Ormonale Messaggero ormonale epidermico ( stimolazione paracrina) Messaggero ormonale dermico ( stimolazione paracrina)
PRODOTTI A BASE DI DMAE DMAE Cleanser DMAE Face Lift DMAE Body Lift DMAE Contour Eyes DMAE Mask DMAE Serum Base DMAE Serum Plus DMAE Mandelato LISOadip
DMAE PROGRAMMA ANTI AGEING Il dosaggio bilanciato delle sostanze funzionali, nella sequenza delle diverse formulazioni, assicura il giusto apporto di principi attivi nell’arco del programma di trattamento.
Il Programma prevede 3 FASI: • fase 1 SOFT PEELING: Stimolo del turnover cellulare (rinnovamento dell’epidermide), rende la cute pronta e ricettiva all’assorbimento delle altre sostanze funzionali.
a) Detersione DMAE Cleanser Pulizia e preparazione del viso al trattamento peeling. Massaggio su cute asciutta, si lascia agire per alcuni minuti, risciacquare.
b) Peeling domiciliare DMAE Mandelato Azione peeling. Applicare e lasciare agire per 15 minuti. Risciacquare. c) Post peel DMAE Serum Base Azione lenitiva, idratante, nutriente. Applicare sulla cute asciutta, massaggiando verso l’altro.
• fase 2 RIGENERANTE: In questa fase la presenza di aminoacidi e vitamine determina un’azione di stimolo sui fibroblasti a riprodurre fibre collagene ed un effetto anti-ossidante associato all’azione lifting del DMAE.
a) Detersione DMAE Cleanser b) Trattamento Anti ageing DMAE Serum Plus / DMAE Face Lift Azione nutriente, anti-ossidante
• fase 3 STABILIZZANTE: La cute del viso, ormai rigenerata, ha bisogno ora soltanto di un apporto costante e bilanciato di sostanze nutritive e di difesa contro i radicali liberi. Anche in questa fase la presenza del DMAE assicura il perfetto tono ed elasticità della cute. a) Detersione DMAE Cleanser b) Trattamento Anti ageing DMAE Serum Base DMAE Face Lift
Il trattamento si completa con: DMAE Body Lift DMAE Contour Eyes DMAE Mask LISOadip

Tags: Cosmesi Naturale, Generale
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