Fitoterapia e sport
Settembre 19, 2011 -
Scritto da Andrea Belli
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Lo sport è una delle attività più benefiche per la salute dell'uomo, ma bisogna fare attenzione che sia ben programmato e gestito in modo tale da rispettare al massimo l'equilibrio dell'organismo. Quando svolgiamo un'attività sportiva, il solo cibo non basta a fornire al corpo l'energia necessaria per superare lo stress fisico a cui ci sottoponiamo e spesso è utile l'integrazione con specifici supplementi energetici e rinvigorenti. Negli ultimi anni, il crescente interesse verso l'uso di fitoterapici per migliorare lo stato di benessere quotidiano non ha lasciato indifferente lo sportivo che ha iniziato a rivolgersi sempre più spesso agli integratori a base di piante officinali sia nei periodi di allenamento che di competizione. I più importanti effetti benefici per l'attività sportiva esercitati da preparazioni di questo tipo sono: l'incremento della forza fisica (facilitando la capacità di sopportare la fatica), il miglioramento dei tempi di recupero, l'aumento della capacità di concentrazione e, non in ultimo, il potenziamento delle difese immunitarie dell'organismo in modo da prevenire malattie debilitanti provocate dallo stress fisico.
Tutte queste attività sono esplicate dal termine adattogeno, che indica qualcosa in grado di aumentare la capacità complessiva dell'organismo di adattarsi alle più diverse condizioni. Il termine adaptogens fu coniato nel 1975 dall'Istituto erboristico Svedese a conclusione di alcune ricerche effettuate sulla Rhodiola rosea, pianta rarissima che cresce sulle montagne della penisola scandinava ed usata in passato addirittura dai Vichinghi, che la assumevano per migliorare la resistenza dell'organismo alla fatica e alle basse temperature.
Appartengono alla categoria degli adattogeni anche piante con funzione prevalentemente tonica, come il Panax ginseng e l'Eleuterococcus senticosus. Numerosi studi condotti a partire dalla seconda metà del 20° secolo hanno dimostrato che tali piante aumentano la resistenza all'esercizio forzato ed attenuano i danni indotti da vari stimoli stressanti agli organi e ai tessuti. Alcune evidenze indicano che ginseng ed eleuterococco possiedono sia un'azione riequilibratrice del sistema neuroendocrino, che risulta alterato in seguito a stress psico-fisico, sia un'azione diretta sul metabolismo cellulare e muscolare.
L'eleuterococco esercita principalmente la sua attività adattogena rafforzando il sistema immunitario, che durante un'intensa attività fisica viene indebolito, determinando una maggiore frequenza di infezioni opportunistiche. Accanto ai più conosciuti ginseng ed eleuterococco esistono alcuni fitoterapici caratterizzati da un'azione di tipo riequilibrante delle funzioni fisiologiche dell'organismo. La più nota è la Schizandra chinensis che possiede proprietà simili a quelle del ginseng, ma è caratterizzata da una potente azione antiossidante, utile nella protezione muscolare e nella rimozione di acido lattico e radicali liberi.
L'esercizio fisico intenso determina un'eccessiva produzione di radicali liberi a livello della muscolatura scheletrica, apportando degli effetti dannosi ai lipidi di membrana e agli organi subcellulari, con conseguenti riflessi negativi sulle capacità di recupero dell'atleta, e indirettamente, sulla sua performance. Altre piante che a tale scopo risultano importanti sono senza dubbio il Mirtillo, l'Acerola e il The verde. Composti naturali ricostituenti ed ergogenici sono invece necessari per ottimizzare i processi omeostatici dell'organismo e garantire una giusta azione di sostegno metabolico-nutrizionale. I più indicati sono sicuramente il Germe di grano, il Malto d'orzo di e non in ultimo la Pappa reale, che oltre ad apportando nutrienti utili nella dieta di uno sportivo, vanta anche proprietà tonico-stimolanti.
In definitiva i prodotti fitoterapici nella pratica sportiva risultano essere un valido aiuto, per cui lo sportivo-consumatore si dovrebbe indirizzare verso prodotti supportati da motivazioni scientifiche, distribuiti da canali di vendita qualificati e provenienti da aziende che abbiano maturato esperienza nel settore e che siano in grado di garantire qualità e sicurezza, in modo da non cadere in prodotti molto pubblicizzati ma poco sicuri.
Il nostro benessere quotidiano è anche legato alla capacità del nostro organismo di eliminare i prodotti di rifiuto dei suoi processi metabolici, le cosiddette tossine. Esse possono essere principalmente di due tipi: quelle endogene, che si formano a seguito dei processi metabolici dell'organismo e quelle esogene, la cui formazione dipende invece da fattori esterni come alimentazione scorretta, inquinamento ambientale, stili di vita frenetici o effetti collaterali di terapie farmacologiche. La eliminazione di queste sostanze e quindi la conseguente depurazione dell'organismo è un processo fisiologico che avviene normalmente attraverso l'azione dei cosiddetti organi "emuntori": fegato, reni, intestino e pelle. In particolari condizioni ambientali o di accentuato stress psico-fisico può verificarsi però una maggiore produzione di tossine da parte del nostro organismo; l'eventuale accumulo di queste sostanze che ne deriva può essere responsabile, a sua volta, di possibili stati di affaticamento o malessere. Per prevenire l'insorgere di tali situazioni e favorire quindi il fisiologico mantenimento dello stato di benessere è consigliabile evitare e/o correggere tutte quelle abitudini che possono danneggiare la nostra salute: è importante quindi seguire una alimentazione sana, evitare l'abuso di alcolici e di grassi insaturi, svolgere un po' di attività motoria. Nel caso in cui seguire questi consigli non sia sufficiente e nel caso in cui il medico di fiducia non ritenga necessario ricorrere a una strategia farmacologica vera e propria, un aiuto equilibrato ed efficace ci può essere offerto dal mondo delle piante officinali: Aloe, Bardana, Carciofo, Cardo mariano, Orthosiphon e Tarassaco contengono infatti principi attivi utili per coadiuvare i fisiologici processi di depurazione dell'organismo. Inoltre, piante dalle proprietà antiossidanti come Thè verde e Rooibos, detto anche Thè rosso, possono essere di aiuto per contrastare l'azione dei radicali liberi, sostanze presenti nel nostro organismo e responsabili dei processi di invecchiamento cellulare.
Rame: caratteristiche e...
Marzo 01, 2011 -
Scritto da Andrea Belli
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Conosciuto sin dall'antichità, il rame, molto probabilmente fu il primo metallo ad essere usato dall'uomo. Da reperti archeologici datati sino a 10000 anni, si può constatare quanto sia stato importante l'uso che ne è stato fatto sia nella costruzione di attrezzature di ogni tipo, che nella fabbricazione di oggetti ornamentali e quanto importante sia stato poi il suo utilizzazo in campo curativo. Gli Egizi adoperarono il rame in tutti i campi: forgiato in bracciali di pregiata lavorazione usati a scopo terapeutico; ridotto in polvere e mescolato ad altre sostanze per preparare numerosi farmaci. Venne usato nello stesso modo da Assiri, Medi, Sumeri, Ittiti e Fenici, che lo esportarono in tutto il Mediterraneo.
Scoperto così dai Greci e poi dai Romani per preparare rimedi antinfiammatori, venne utilizzato su vasta scala nella preparazione di farmaci, tanto che Plinio disse "i minerali del rame provvedono in molti modi alla medicina, poiché in essi si trova la guarigione più rapida per ogni tipo di ulcere". Vengono studiate ancora oggi, da parte di numerosi ricercatori e scienziati, le possibili applicazioni del rame in campo terapeutico; la scienza moderna è ormai in grado di spiegare le misteriose influenze che questo metallo ha nel nostro organismo. Essendo infatti un ottimo conduttore elettrico e termico, può venire utilizzato nella fabbricazione di bracciali: questi possono agire da ricevitori e condensatori, poiché, le due estremità (POLO + e POLO -) creano un circuito oscillante che assorbe e scarica le cariche elettrostatiche dannose per il ostro organismo (alterano l'equilibrio elettromagnetico e termico delle cellule, dando luogo a stati degenerativi e squilibri biochimici nell'organismo).
Oggi parliamo del MANGOSTANO, un prodotto che sta facendo molto discutere sul web: digitando infatti su Google la parola Mangostano, troveremo quasi 20.000 siti web che parlano delle favolose proprietà di questa pianta di cui si utilizza il frutto intero.
CONSIGLI PER UNA PELLE MIGLIORE Per una pelle più bella e per ottenere dei buoni risultati, (che con un po' di costanza si apprezzano giorno dopo giorno!) è indispensabile prima di tutto scegliere con cura il tipo di crema giusto! Ricorda infatti di usare al mattino un tipo di crema idratante, mentre alla sera scegli prodotti nutrienti o degli olii (olio di rosa mosqueta ad esempio) che possano donare sollievo, nutrimento e morbidezza alla tua pelle!
LA SCELTA DELL'IDRATANTE GIUSTO 1) Se hai la pelle normale e non particolarmente sensibile scegli creme idratanti che aiutano la pelle a trattenere l'acqua, indispensabile per mantenere la pelle fresca e tonica
2) Se hai la pelle tendenzialmente secca puoi usare idratanti dalla formula arricchita con principi nutrienti (ad esempio: oli vegetali, karité, jojoba, rosa mosqueta e ceramidi) per aumentare l'idratazione della pelle e tenerla sempre tonica ed elastica
3) Se la tua pelle è molto stressata e secca e subisce gli effetti degli agenti atmosferici (freddo, vento, sole ...) ti consigliamo trattamenti più energizzanti dei normali idratanti. In questo caso esistono creme idratanti a base di elementi nutritivi (acido ialuronico, exapeptidi ) come vitamine, oligoelementi (ad esempio: ferro, rame, zinco, magnesio) efficacissime come tonici e rivitalizzanti.
L'IMPORTANZA DEL MASSAGGIO SUL VISO Massaggiare la pelle del viso nel modo giusto aiuta il perfetto assorbimento della crema idratante o nutriente in modo che i principi attivi contenuti riescano ad agire al meglio! La crema va applicata con un delicato massaggio, da effettuare con i polpastrelli, che vada a seguire la direzione dei muscoli: dall'interno verso l'esterno e dal basso verso l'alto.
SEGUI I NOSTRI CONSIGLI! • FRONTE: stendi la crema tra le sopracciglia e massaggia in direzione dell'attaccatura dei capelli
• CONTORNO OCCHI: massaggia molto delicatamente, utilizzando una crema specifica, sulla palpebra inferiore dall'angolo interno dell'occhio verso l'esterno, continuando il movimento sulla palpebra superiore verso l'angolo interno
• GUANCE: applica la crema sugli angoli della bocca e del labbro superiore, eseguendo il massaggio con movimenti circolari verso gli zigomi
• MENTO: distendi la crema dal centro in direzione delle orecchie
• COLLO: massaggia con movimenti circolari dall'alto verso il basso e dall'interno verso l'esterno
Noi di Erboristeria In Sole abbiamo scelto per te due nuovissimi prodotti per preservare e nutrire al meglio la tua pelle...
La farmacologia chiarisce il ricorso a sostanze naturali per il trattamento e la guarigione di lesioni e inestetismi cutanei.
Alcuni clienti ci hanno chiesto di approfondire le ragioni scientifiche del ricorso a tale sostanza. Per farlo ci siamo rivolti al Prof. Matteo Zanotti Russo, un esperto in analisi dei prodotti cosmetici che insegna nella facoltà di Farmacia dell'Università della Calabria. Le vicende che hanno portato alla scoperta delle pregiate proprietà della bava di lumaca presente in creme dermocosmetiche oggi in commercio in Italia - in particolare l'aspetto straordinariamente sano e i tempi di cicatrizzazione della pelle delle mani degli allevatori - presentate su questa rivista, sono interessanti anche se non differiscono in modo significativo da altre analoghe casualità virtuose che hanno portato all'individuazione di derivati naturali attivi e noti. L'esperienza nell'ambito di sviluppo e analisi di formulazioni e principi attivi innovativi in campo dermocosmetico pone l'esperto di fronte alle esigenze di un mercato estremamente dinamico, sensibile alle novità scientifiche e impegnato nella ricerca di principi funzionali nuovi e interessanti. L'attrazione verso il mondo dei derivati naturali orienta ancora più la ricerca di nuovi principi attivi, e spesso non è difficile ripercorrere idealmente i percorsi più frequenti che portano un derivato naturale dall'uso locale e folcloristico alla ribalta dei laboratori di produzione e delle farmacie. In molti casi le aziende interessate allo sviluppo di nuovi attivi fanno ricorso all'immenso bacino della medicina/dermatologia popolare, sia mediterranea che equatoriale, associando le funzionalità dermatologiche al contributo di immagine fornito dalla novità (piante sconosciute o usi sconosciuti di piante note, spesso gradevoli e inconsapevoli protagoniste del marketing conseguente) e dalla reale ricchezza che i derivati naturali offrono.E' il caso della Helix aspersa: nome noto in ambito scientifico, per la quale, la valutazione della composizione e delle proprietà dei derivati presenta invece delle sorprese che differenziano in modo sostanziale questa fonte di principi attivi dai casi analoghi di fonti naturali provenienti dall'uso o dall'esperienza popolare. I lavori scientifici pubblicati in merito alla lumaca domestica sorprendono per quantità e complessità in campi di ricerca molto distanti fra di loro (biologico, ambientale, farmaceutico, tecnico) e permettono di arricchire le conoscenze sul metabolismo di questo piccolo organismo, e di identificare le ragioni della efficacia dei prodotti da esso derivati in campo dermatologico. Alcune delle proprietà correlate alla composizione della bava di lumaca sono strettamente correlate alla sua funzione primaria, che accomuna Helix aspersa agli altri gasteropodi: la locomozione avviene attraverso lo "scorrimento" su superfici scabrose, e la ricchezza della bava in mucopolisaccaridi è giustificata in prima istanza dalle funzionalità meccaniche necessarie alla locomozione e alla difesa (capacità di rimanere fortemente aggrappata a superfici verticali nascosta nel guscio). A tal riguardo sono stati avanzati studi sulla composizione aminoacidica e sulla variabilità dei mucopolisaccaridi nel passaggio da gel scorrevole a gel adesivo, in entrambi i casi allo scopo di valutarne possibili impieghi industriali. Ma lo scorrimento costante della lumaca su superfici dure giustifica la contemporanea funzionalità ristrutturante della bava necessaria alla riparazione dei tessuti della stessa lumaca, confermata da studi analitici afferenti la composizione (allantoina, amminoacidi, collagene ed elastina) e da studi clinici inerenti la funzionalità ristrutturante la cute e antibiotiche nei confronti dei principali patogeni cutanei. Fra le caratteristiche che distinguono l'Helix aspersa dagli altri organismi troviamo poi un''anomala resistenza a potenti inquinanti, come i metalli pesanti o gli idrocarburi policiclici aromatici, tale da costituire un metodo di sorveglianza dell'inquinamento, dal momento che tali sostanze non ne influenzano la sopravvivenza e la riproducibilità. Inoltre è stata posta in evidenza una spiccata capacità di modulare la composizione proteica e di antiossidanti necessaria a preservare i tessuti e di sopravvivere al congelamento (fino al 40% del tessuto corporeo congelato). Nell'ambito di sostanze di derivazione naturale, in linea generale è identificabile una correlazione diretta (e ben nota) fra le ostilità ambientali e la produzione endogena da parte degli organismi di sostanze e strutture "difensive" che costituiscono la base pregiata di molti composti estratti (polifenoliche e antiossidanti). I primi studi sulla composizione amminoacidica del collagene presente nella bava di Helix aspersa risalgono al 1959 quando venne identificata la prevalenza di Glicina e Prolina, oltre a quantità rilevanti di Idrossiprolina e Acido Glutammico. E' notevole la similitudine nella composizione con i trattamenti topici di ulcere recalcitranti alla cicatrizzazione, nei quali casi vengono spesso impiegate preparazioni topiche a base di Glicina e Prolina. Un recente studio dimostra come la elevata percentuale di questi 2 residui amminoacidici sia responsabile diretta della conformazione in elastina (versus amiloidina) delle fibre proteiche per via della organizzazione indotta alla matrice dai ponti idrogeno. Oltre alla ben nota e diffusa azione lenitiva dell'Allantoina, è interessante notare la funzione indotta da percentuali moderate di Acido Glicolico come quelle presenti nella bava di lumaca, che contrariamente ad altri attivi simili (come l'acido lattico, salicilico, piruvico o tricloroacetico), inducono una spiccata azione stimolante la produzione cutanea di procollagene e Collagene di tipo I e la proliferazione di fibroblasti ulteriormente dimostrata da uno studio che ha evidenziato come l'acido glicolico induca l'espressione dei geni responsabili della produzione di collagene e acido ialuronico. Peraltro è dimostrato che l'impiego di acido glicolico insieme al Collagene esogeno (analogamente a quanto avviene con l'impiego della bava di lumaca) produca effetti sinergici di stimolazione della produzione di Collagene endogeno, maggiore rispetto all'effetto indotto dalle due sostanze separate. In conclusione: i dati sulle caratteristiche metaboliche e istologiche della Helix Aspersa Muller, oltre a supportare e a chiarire gran parte delle pregiate proprietà dermatologiche rilevate, che ne hanno promosso l'uso e lo studio mediante le verifiche cliniche, permettono di considerare il diffuso organismo come un piccolo bioreattore capace di lasciare sul terreno una miscela insospettabile di sostanze pregiate e altamente efficaci. Farà piacere sapere, infine, che contrariamente al tradizionale allevamento per uso alimentare, l'impiego come "produttrici di mucopolisaccaridi" prevede il recupero e la purificazione della sola bava prodotta al loro passaggio, evitandone in questo caso il sacrificio.
Prodotti che contengono bava di lumaca PHARMALIFE POMATA BAVA DI LUMACA
I pidocchi e la pediculosi
Ottobre 18, 2010 -
Scritto da Andrea Belli
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Come liberarsene? I pidocchi sono degli insetti in grado di infestare gli uomini e gli animali. Il pidocchio che attacca l’uomo proviene dalla specie Pediculs umanus e Pthirus Pubis. Il Pthirus Pubis, chiamato comunemente piattola, vive e si riproduce tra il pelo del pube, delle ciglia e delle sopracciglia. Il Pediculus Humanus, detto anche pidocchio, infesta in primo luogo il cuoio capelluto, ha un ciclo riproduttivo che parte dalle lendini (uovo) fino a formare il pidocchio. Le lendini sono deposte in gran parte dietro le orecchie e sulla nuca, aderiscono al capello grazie ad una sostanza adesiva che secernono, si schiudono dopo una settimana. Il pidocchio si nutre di sangue che aspira pungendo il cuoio capelluto, causando così un forte prurito. Il pidocchio se allontanato dalla testa, non avendo più nutrimento, muore dopo qualche ora. Prevenzione Il modo più sicuro per prevenire l’infestazione da pidocchi è di osservare giornalmente lo stato del cuoio capelluto, nel caso si dovesse riscontrare la presenza di lendini, esse devono essere sfilate immediatamente. Questa perazione può essere fatta manualmente o aiutandosi con un pettine fitto bagnato di aceto caldo. L’aceto grazie al ph acido discioglie la sostanza adesiva che fissa le lendini al capello.
Terapia La pediculosi non è una malattia, non fa distinzioni tra classi sociali o tra persone che hanno più o meno cura della propria igiene. Se un membro della famiglia è affetto da pediculosi è consigliabile controllare la testa a tutti. Quando è colpito un bimbo occorre avvertire immediatamente la scuola, in modo che anche gli altri compagni di classe siano controllati. In commercio esiste la linea di Pid che assicura un trattamento efficace e ben tollerato anche dai bambini . Consiglio del Erborista Il mercato offre una gran varietà di prodotti, sono tutti abbastanzasicuri ed efficaci, anche se spesso aggresivi sul capello, se usati con attenzione e senza esagerare nelle applicazioni. Noi di Erboristeria In Sole riteniamo che la linea di Pid sia la migliore, fare un’applicazione dell'olio e dopo lo shampoo facilita la rimozione delle lendini, perché rende più facile l’uso del pettine fitto bagnato con aceto caldo. Inoltre come preventivo consiglio lo Spray di Pid e il Gel di Pid.
Il Pidocchio: approfondimenti Il pidocchio ha piccole dimensioni, 2-3 mm, mostra un corpo appiattito di colore giallo-marrone, è dotato di sei arti alla cui estremità si trova un'unghia a forma d’uncino con la quale si fissa sul capello. L'apparato buccale è costituito da un rostro pungente atto alla suzione. Il rostro introdotto nella cute si fissa attraverso piccoli denti mobili. Durante la puntura il pidocchio secerne una sostanza che ha la proprietà di anestetizzare la cute in modo da non infastidire l'organismo ospite e limitarne quindi qualsiasi reazione avversa. Il pidocchio inietta inoltre una sostanza anticoagulante che rende il sangue fluido durante la suzione che si protrae per diverse ore; la quantità succhiata è di circa 1 mg, un'enormità rispetto alla massa del parassita. Il pidocchio compie l'operazione descritta due volte al giorno e per tutta la durata della sua vita. La testa presenta due piccole antenne che hanno il compito di rilevare la temperatura ed orientare il parassita nell'individuare: il cibo ed il partner. Il pidocchio presenta anche un rudimentale apparato visivo cheprobabilmente ha lo scopo di percepire soltanto le variazioni di luce, infatti la deposizione delle uova avviene al buio. Le uova, resistenti a molti insetticidi, sono fissate alla radice dei capelli mediante una secrezione vischiosa insolubile all'acqua. La schiusa delle uova avviene dopo circa dieci giorni, il giovane pidocchio diventa riproduttivo dopo due settimane durante le quali compie tre mute. L'aspettativa di vita del pidocchio è di venti giorni per il maschio e quaranta per la femmina. La giusta temperatura dell'organismo ospite è un fattore di vitale importanza, infatti il pidocchio abbandona immediatamente la testa in caso di forte rialzo termico. L'efficacia della presa del pidocchio sul capello è fattore d’estrema importanza per la sua sopravvivenza, perché fuori dal suo habitat non avrebbe che poche ore di vita poiché morirebbe per fame e freddo. Il parassita, per assicurare la sopravvivenza della specie, ha dovuto sviluppare la sua capacità riproduttiva, infatti la femmina deponendo circa dieci uova al giorno per tutta la sua esistenza, può assicurarsi oltre trecento discendenti diretti. In un mese ogni femmina può riprodursi in una discendenza complessiva di circa 45.000 individui, che dopo due mesi arriverebbero all'impressionante cifra di 6.750.000. Fortunatamente la realtà è diversa perché non tutti gli individui sopravvivono, altri sono eliminati con la spazzolatura o con il grattamento. Il pidocchio è una delle poche specie viventi che non ha subito contraccolpi al variare del clima e delle abitudini di vita dell'uomo. Il cuoio capelluto è una piccola nicchia ecologica che ha subito solo minimi cambiamenti nel corso dei secoli; l'aumentato numero degli individui della specie umana ha costituito, per questi parassiti, un aumento sensibile opportunità di vita e riproduzione. Le ragioni della recrudescenza di questa fastidiosa infestazione sono molteplici: la loro efficiente capacità riproduttiva; la dispersione nell'ambiente a causa di spazzolature, grattamenti, tuffi; l'uso promiscuo di baveri, poltrone, poggiatesta, cappelli, cuffie, pettini...; la capacità, se espulsi, di trovare un nuovo organismo ospite. La probabilità di contagio viste le attuali abitudini di vita sono aumentate enormemente rispetto al passato, infatti la lunga permanenza in posti affollati (luoghi di lavoro, scuole, mezzi di trasporto, palestre....) non rientrava nelle abitudini di vita dei nostri progenitori. I bambini hanno maggiori probabilità di contagio per i loro giochi e per una più intensa vita sociale. Aggiornamento La pediculosi è un avvenimento molto comune in ambiente scolastico, essa non deve essere considerata coma causa di scarsa igiene. Spesso può provocare negli insegnanti e nei genitori fastidiosi imbarazzi. La causa della pediculosi dipende da un un piccolissimo parassita, lungo 2-3 mm, che vive unicamente sulla testa dell'uomo e si nutre del suo sangue.
La femmina depone 8-10 uova (lendini) al giorno, che si fissano fortemente ai capelli con una sostanza collosa. Dalle uova deposte in circa 20 giorni nasceranno una nuova generazione di parassiti. L'uso di prodotti ad uso topico contenenti permetrina può essere considerato il trattamento di prima scelta contro la pediculosi. L'uso massiccio di prodotti antipediculosi sta rendendo i pidocchi sempre più resistenti sia alla permetrina sia agli altri antiparassitari, ciò ha portato a studiare altri approcci terapeutici. Lo studio Hipolito è stato eseguito al fine di valutare l'efficacia di trattamenti antipediculosi con singolo prodotto rispetto ad una associazione di due prodotti. 115 bambini, di età compresa tra 2 e 13 anni, sono stati assegnati ad uno studio comparato su tre gruppi: 39 sono stati trattati con creme alla permetrina 1%, due applicazioni per 10 minuti a distanza di una settimana l'una dall'altra; 36 sono stati sottoposti a terapia orale con trimetoprim/sulfametossazolo (Bactrim, Abacin, Eusaprim, Chemitrim, Gantrim), 10 mg/kg/die in due dosi al giorno per 10 giorni; in 40 è stato eseguito il trattamento di combinazione: applicazione creme all'1% di permetrina e trattamento orale con trimetoprim/sulfametossazolo. I controlli dei bambini sono stati eseguiti dopo 2 e 4 settimane. Alla prima visita di controllo, i successi sono stati dal 79,5% tra i bambini trattati con crema alla permetrina 1%; l'83% tra quelli sottoposti a somministrazione orale di trimetoprim/sulfametossazolo; il 95% nel gruppo di trattamento combinato, locale (permetrina) ed orale trimetoprim/sulfametossazolo. Alla visita della quarta settimana, i successi registrati negli stessi tre gruppi sono stati rispettivamente del 72%, 78% e 92%. Non si sono avuti rilevanti effetti collaterali, soltanto tre bambini hanno dovuto interrompere il trattamento a causa dell'insorgenza di rasch correlato all'uso di trimetroprim/sulfametossozolo. Lo studio Hippolito ha dimostrato che l'associazione di permetrina con trimetroprim/sulfametossazolo è una cura più efficace della sola permetrina. Ad essa conviene ricorrere quando i tradizionali trattamenti si sono dimostrati inefficaci. I possibili effetti collaterali del trimetropim/sulfametossazolo ne sconsigliano l'uso come trattamento di prima scelta. Il trimetroprim/sulfametossazolo assunto dal pidocchio attraverso il sangue succhiato agisce distruggendone la flora intestinale.
Se si vuole evitare il trattamento farmacologico è consigliabile usare un trattamento preventivo a base di meravigliosi oli essenziali di limone, bergamotto, timo, lavanda, geranio, rosmarino, salvia e aceto (rimedio naturale delle nostre nonne), efficace per la prevenzione e la cura della pediculosi.
Prima di aggrerdire i capelli dei nostri figli proviamo un rimedio dolce: LINEA DI PID - DERBE
Olio di Pid Gel di Pid Shampoo di Pid Spray di Pid
UNA PROBLEMATICA DAI MOLTI ASPETTI Negli ultimi anni il problema delle intolleranze alimentari ha cominciato a farsi sentire in modo sempre maggiore a causa della rapida diffusione del moderno stile di vita alimentare che ha portato nelle nostre tavole cibi sempre più poveri di nutrienti ma ricchi di calorie e pieni di ingredienti raffinati, additivi e inquinanti. Nonostante stia crescendo l’interesse e la cultura del mangiare “bene” e ci sia una maggiore consapevolezza circa il legame esistente tra salute e alimentazione, l’argomento risulta ancora sconosciuto a molti o, peggio ancora, estremamente sottovalutato. Eppure a soffrirne sono in molti, magari inconsapevolmente, data l’estrema varietà di sintomi che l’intolleranza alimentare può comportare; non è detto infatti che si manifesti solo con disturbi a livello intestinale, quali crampi, coliche, gonfiore, diarrea ecc., ma le problematiche possono essere le più svariate e coinvolgere tutti i distretti ed organi del corpo. Ecco che allora sintomi di origine apparentemente sconosciuta quali continui mal di testa, frequente muco nasale, bronchiti e riniti ricorrenti, otiti, acne ed eruzioni cutanee, alterazioni di peso, stanchezza cronica, insonnia, cistiti e vaginiti recidivanti e molti altri ancora, possono essere tutte manifestazioni di un’intolleranza del nostro organismo ad uno o più alimenti. Quel che è peggio è che sono proprio i cibi che consumiamo abitualmente e più frequentemente i maggiori implicati nell’insorgenza del problema. Ciascuno di noi quindi, giorno dopo giorno, continuando a mangiare inconsapevolmente il cibo “sbagliato”, oltre a far persistere il disturbo, che diventa cronico, può creare il presupposto per conseguenze, a lungo andare, ben più gravi.
CHE COS’È L’INTOLLERANZA ALIMENTARE Per intolleranza alimentare si intende una risposta alterata del sistema immunitario che insorge in seguito all’ingestione di un alimento, una sorta di reazione avversa ad una sostanza riconosciuta come estranea e nociva. Ma tale definizione non deve confonderla con l’allergia; in quest’ultima, basta la sola esposizione a piccole quantità dell’alimento incriminato per scatenare una risposta immunitaria immediata e acuta con sintomi chiari ed evidenti. Nell’intolleranza alimentare invece, tale reazione è a “scoppio ritardato” e in tal caso si stabilisce uno stato di leggera e costante infiammazione cronica silente, conseguenza della ripetuta e continua assunzione di uno stesso cibo. Quando il perdurare di tale stato infiammatorio, accumulandosi giorno dopo giorno, supera un certo limite, si scatena l’insorgenza del disturbo; le conseguenze possono evidenziarsi anche dopo molto tempo e i sintomi possono essere i più vari, spesso difficilmente riconducibili all’alimentazione. Le ragioni di tale reazione lenta sono imputabili al tipo di anticorpi coinvolti: le immunoglobuline di tipo A (da recenti scoperte vi sarebbero anche le immunoglobuline G) che avviano una risposta immunitaria costante, di bassa intensità e che resta a lungo silente, dando il tempo alle sostanze infiammatorie e agli anticorpi prodotti di raggiungere i più svariati organi e tessuti.
LA MUCOSA INTESTINALE: DOVE NASCONO LE INTOLLERANZE ALIMENTARI Tutto ha origine dalla mucosa intestinale, luogo di contatto tra il mondo esterno, rappresentato dagli alimenti ingeriti, ed il mondo interno, costituito dal flusso sanguigno e dai nutrienti che vi circolano. Oltre alla nota funzione digestiva, l’intestino è implicato anche nel ruolo di difesa dell’organismo, comportandosi come un filtro selettivo capace di discriminare ciò che è utile da ciò che è dannoso e deve essere scartato. Tale difesa si realizza per tre ragioni fondamentali: 1) la presenza di flora batterica, 2) la barriera selettiva costituita delle cellule della mucosa, 3) l’esistenza di un sistema linfatico associato alla mucosa, sede di un’efficiente risposta immunitaria. Una ricchissima schiera di batteri residenti “buoni” abita nella mucosa intestinale e compete per spazio e nutrienti con i microrganismi patogeni, impedendone l’adesione e la proliferazione. Inoltre, la flora batterica produce sostanze difensive (batteriocine) utili a tutto l’organismo ed elabora importantissimi enzimi digestivi. Ma c’è di più: l’epitelio della mucosa, esteso per 300 mq, è il filtro difensivo più importante dell’organismo. E’ formato da cellule (enterociti) saldamente adese le une alle altre, grazie a delle strutture dette “giunzioni serrate”, che creano una vera e propria barriera selettiva in grado di bloccare l’ingresso delle sostanze che sfrutta gli spazi intercellulari e consentendo il passaggio solo attraverso le cellule stesse, mediante specifici trasportatori. Intessuta nell’epitelio, per intervenire immediatamente all’erroneo ingresso di sostanze non idonee, vi è una fitta rete di vere e proprie cellule difensive appartenenti al GALT (dall’inglese Gut Associated Lymphoid Tissue), il sistema immunocompetente associato alla mucosa intestinale, che si attivano al contatto con la sostanza estranea, dando vita alla risposta infiammatoria. Se la mucosa intestinale rimane integra in tutti i suoi aspetti fondamentali (flora microbica, epitelio, giunzioni serrate e GALT), l’organismo è protetto dall’ingresso di sostanze dannose; in caso contrario possono crearsi le condizioni per l’insorgenza di intolleranze alimentari. Vediamo come e perché.
PERCHÉ SI DIVENTA INTOLLERANTI: LE CAUSE Errato stile di vita e scorretta alimentazione alterano nel tempo l’integrità della mucosa intestinale facendo venir meno la sua capacità di barriera selettiva: è così che si crea il presupposto per l’insorgenza dell’intolleranza alimentare. Molti sono i fattori coinvolti, unico il risultato: le giunzioni tra le cellule si lassano, le maglie del filtro si allargano e così viene lasciato libero il passaggio a particelle di cibo non completamente digerite, a tossine, a patogeni...che fanno il loro indesiderato ingresso nell’organismo; questa è quella che viene definita “sindrome dell’intestino gocciolante” (dall’inglese leaky gut syndrom). All’origine vi è sempre la compromissione della flora batterica residente; qualunque fattore ne alteri l’equilibrio può aprire dei “varchi” nella barriera che permettono il passaggio di sostanze e lo sviluppo di intolleranze . Ecco che allora, già nell’infanzia, un mancato o insufficiente allattamento al seno, o errori nel corso dello svezzamento, bastano per determinare sin dall’inizio un “terreno” fragile. All’alterazione della flora microbica concorrono: abuso di farmaci (antiulcera, lassativi, antinfiammatori e, primi fra tutti, antibiotici); errato stile di vita alimentare accompagnato dall’assunzione di cibi oggi sempre più ricchi di additivi chimici e pesticidi; presenza diffusa di metalli pesanti; stress; candidosi sistemica, un’infezione causata da un fungo (la candida) che diventa aggressivo, invadendo la mucosa e penetrando nella barriera intestinale, proprio quando l’azione difensiva della microflora viene meno. Questi fattori, e molti ancora, alterano l’integrità difensiva e filtrante della mucosa, distruggono la flora, favorendo l’insediamento e l’aggressione dei microrganismi patogeni e incidono negativamente sulla produzione di enzimi digestivi; la mucosa intestinale, sempre più simile ad un “colabrodo”, permette così anche alle sostanze dannose (macromolecole alimentari comprese) di passare indisturbate.
IL RUOLO DI PANCREAS, FEGATO E RENI La mucosa intestinale è il luogo dove si gioca la partita delle intolleranze alimentari. L’intossicazione parte da lì, perché in quella sede si ha il passaggio di ciò che dovrebbe invece essere scartato. Altri organi sono però coinvolti, chi prima e chi dopo: si tratta soprattutto di pancreas, fegato e reni. Il pancreas produce un succo ricchissimo di enzimi indispensabili per la completa demolizione delle macromolecole alimentari; ma stress e alimentazione raffinata, ricca di veleni e povera di cibi vitali, incidono sulla sua funzionalità, predisponendo a difficoltà digestive che si riflettono sul permanere nell’intestino di macromolecole indigerite e come tali “non tollerate”. Il ruolo del fegato e dei reni si realizza invece dopo il superamento della barriera intestinale. Il fegato riceve direttamente il sangue, carico dei prodotti della digestione, proveniente dall’intestino e, come una vera e propria centrale di depurazione, metabolizza tutti i nutrienti utili mentre disattiva e neutralizza le sostanze tossiche. I reni sono i filtri attraverso i quali avviene la depurazione del sangue e la definitiva espulsione dal corpo, con le urine, di tutto ciò che è inutile e nocivo. Quando si instaura un’intolleranza alimentare, aumenta la quantità delle sostanze indesiderate che devono essere eliminate (macromolecole di alimenti indigeriti, complessi antigene-anticorpo, mediatori dell’infiammazione, ecc.) e si fa maggiore il carico di lavoro di tali organi. A lungo andare lo stress del sovraccarico può renderli meno efficienti facendo venir meno la loro azione detossificante. Il risultato è che tossine rimangono in circolo, libere di raggiungere altri organi e tessuti, con conseguenze negative che, come visto all’inizio, possono farsi sentire a carico del sistema nervoso, dell’apparato respiratorio, della sfera intima, della pelle ecc., ossia in luoghi che sembrano assolutamente, ed erroneamente, scollegati dall’intestino e dall’alimentazione.
ELIMINARE L’ALIMENTO NON BASTA Come abbiamo dimostrato in precedenza, la condizione indispensabile perchè si sviluppi un’intolleranza alimentare è la perdita dell’integrità della mucosa intestinale. Da ciò si comprende che eliminare l’alimento verso cui si è intolleranti non costituisce la soluzione definitiva al problema; in tal caso il miglior risultato sarà la risoluzione di quella intolleranza ma se non si agirà sulle cause, e quindi sul ripristino dell’integrità funzionale della mucosa, il problema si ripresenterà e ci si troverà successivamente a dover combattere con nuove intolleranze, in un circolo vizioso che, alla lunga, potrebbe portare a conseguenze molto più serie.
LA SOLUZIONE DEFINITIVA IN TRE PASSAGGI Pur essendo importante il regime dietetico (cibi genuini ed alimentazione variata), l’unica strada possibile, per uscire dal circolo vizioso di: intolleranza-apparente risoluzione-nuova intolleranza, dovrà prevedere prima di tutto il ripristino dell’integrità della barriera intestinale. È questo un passo fondamentale ed indispensabile per la vera risoluzione del problema. Solo così è possibile impedire l’ingresso nell’organismo di macromolecole alimentari, tossine e antigeni in genere e prevenire il progressivo accumulo, non solo delle sostanze estranee, ma anche delle immuno-globuline e dei mediatori dell’infiammazione prodotti dall’organismo nel tentativo di difendersi. Per completare il ripristino della barriera digestiva e difensiva della mucosa, è necessario ottimizzare il “terreno” intestinale, garantendo la presenza di una flora batterica integra e vitale capace di porsi in prima linea nella difesa dell’organismo. E’ inoltre indispensabile coadiuvare il lavoro del pancreas favorendo i processi digestivi, per garantire la demolizione delle macromolecole alimentari in elementi facilmente assimilabili e “tollerati”. Infine, per completare l’opera, è altrettanto importante che venga favorito il drenaggio delle tossine e migliorata la funzionalità degli organi a ciò preposti, fegato e reni, la cui efficienza, come abbiamo visto, è assolutamente fondamentale per la detossificazione dell’organismo. Tale approccio può essere realizzato associando principi naturali specifici con caratteristiche tali da garantire i tre passaggi indispensabili per la risoluzione definitiva delle intolleranze alimentari.
Navigando nel web abbiamo trovato un interessantissimo articolo sull'aspartame (il dolcificante artificiale che molti di noi utilizzano nel caffè): ve lo proponiamo in versione integrale...
Le emorroidi rappresentano un disturbo molto frequente e diffuso, che secondo i dati statistici, colpisce il 40-60% dei soggetti di età superiore ai quarant’anni.
Generalmente si presentano nell’intervallo tra i trenta e i sessant’anni, ma possono comparire in qualsiasi periodo della vita. I pazienti spesso sottovalutano la patologia e non la affrontano in modo adeguato per un ingiustificato senso di vergogna ed imbarazzo, nonché per la scarsa conoscenza delle possibilità terapeutiche risolutive. In questo modo tale doloroso e fastidioso disturbo non viene adeguatamente trattato, rischiando di peggiorare.
La sensazione di facile stancabilità delle gambe che si presenta tutte le volte che si devono compiere sforzi particolari, come ad esempio camminare troppo velocemente, salire molte scale o praticare sport non dipende certo, come credono tutti, solamente dallo scarso allenamento. Le gambe diventano stanche perché la loro muscolatura non riceve la quantità di sangue adeguata e quindi l'ossigeno necessario per poter svolgere il lavoro richiesto.
Si sta parlando molto di questo frutto dell’Amazzonia e come sempre accade per le new entry a volte si esagera, ma andiamo a conoscere questo frutto divenuto famoso grazie ai surfisti brasiliani, perché non molti sanno che l’uso storico di questo frutto era il work-out dei surfisti che usciti dall’oceano dopo una giornata di onde si nutrono di questo frutto per recuperare le forze.
Il ruolo del colesterolo come fattore di rischio della malattia aterosclerotica in generale e della “Coronary Heart Disease” (CHD) in particolare è uno degli argomenti più studiati, sia a livello di studi clinici che di ricerca di base, degli ultimi due decenni. Per quanto riguarda la ricerca clinica, i recenti grandi studi, effettuati su migliaia di pazienti e con follow up di diversi anni, hanno permesso di mettere una parola definitiva su diversi aspetti dell’argomento. Questi studi hanno dimostrato che la riduzione dei livelli di colesterolo comporta una riduzione degli eventi coronarici e della mortalità totale.
Focus sulla cellulite
Maggio 03, 2010 -
Scritto da Andrea Belli
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Prima di scrivere questo articolo sono andato su google ed ho digitato la voce cellulite sono usciti ben 6.410.000 articoli, ho girato fra i tanti forum dedicati al mondo femminile ed ho visto centinaia di pagine parlare di questo problema; questo per dire quanto sia sentito e sia sempre più importante per le donne capire che la cellulite è una patologia, non un semplice inestetismo, e quanto la cura sia importante e debba essere slegata dalla prova bikini.
Il DMAE, questo sconosciuto
Aprile 15, 2010 -
Scritto da Andrea Belli
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Il DMAE , dimetilaminoetanolo è una sostanza anti-invecchiamento presentata durante il 60° Congresso Americano di Dermatologia nell’ Aprile 2002.
Lo studio presentato , ha evidenziato l’efficacia e la sicurezza della sostanza per uso cosmetico topico.
Il sito erboristeriainsole.it si arricchisce da oggi di un novo spazio, il BLOG.
Quotidianamente ci arrivano richieste, domande, chiarimenti su prodotti, nuove diete e informazioni varie sul mondo del “Naturale”.
Abbiamo deciso per questo motivo di aprire uno spazio di approfondimento che potesse abbracciare allo stesso modo tematiche legate all’ecologia, alla cosmetica, alla medicina naturale o semplicemente alla “chiacchiera” verde del momento.
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